lunedì 12 maggio 2008

Sant’Andrea. Le associazioni ambientaliste rilanciano l’istituzione dell’oasi

Sos alla Regione per l’area protetta
Il Comune avrebbe intenzione di costruire 4 lidi
di ANTONIO CIAMPA

AVREBBE dovuto essere
l'occasione per fare il punto
sull'iter per l'istituzione dell'Oasi
faunistica di Sant'Andrea
dello Jonio. In realtà la
conferenza stampa convocata
ad hoc dalle associazioni
ambientaliste al Benny Hotel
a Catanzaro, è stata incentrata
sulla querelle che, ormai
da mesi, contrappone le stesse
al Comune di Sant'Andrea
che sembra avere altri obiettivi
su un tratto di costa
(compreso tra il fiume Alaca
ed il Fosso Cupido con una
estensione complessiva di alcune
centinaia di ettari) tra i
più belli della Calabria ed ancora
completamente vergine.
Causa principale del contendere
- che addirittura vede
coinvolte le autorità giudiziarie
con il Tar chiamato a
decidere sulla richiesta di sospensiva
formulata dalle associazioni
ambientaliste - è la
deliberazione, da parte dell'amministrazione
comunale,
di un recentissimo Piano
spiaggia che prevede, nei circa
due chilometri dell'estensione
della fascia Marina della
teorica zona protetta, l'insediamento
di quattro stabilimenti
balneari serviti dai
relativi parcheggi.
Per i responsabili delle associazioni
di tutela del territorio,
per una volta tutte unite
(erano infatti presenti Paola
Nucciarelli del Fai, il Presidente
di Legambiente Calabria
Antonio Morabito, il responsabile
del settore biodiversità
del Wwf calabrese Pino
Paolillo ed il responsabile
nazionale di Legambiente
per le aree protette Antonio
Nicoletti), l'adozione di tale
Piano spiaggia vanificherebbe
gli sforzi fin qui attuati,
anche dalla stessa amministrazione,
per la protezione
di un ecosistema in cui,
tra le dune del luogo, insistono
alcune tra le più rare e
pregiate specie floreali dell'intero
bacino del Mediterraneo
(quali il Giglio di Mare).
Ecosì ieri hanno rilanciato il
loro invito all'assessore regionale
all'Ambiente Diego
Tommasi affinché si faccia
promotore di una azione intermediatrice
nei confronti
dell'amministrazione locale
di Sant'Andrea per trovare
uno sbocco a tale situazione.
«Non vorremmo - hanno
infatti affermato i responsabili
delle associazioni ambientaliste
- che uno dei pochissimi
tratti dei 750 chilometri
di costa calabrese ancora
intatti possa venire in
qualche modo danneggiato
dal desiderio di espansione
turistica del Comune. Ci siamo
trovati costretti ad adire
la via giudiziaria a causa della
pervicacia dell'Ente locale
a non volere discutere su tale
questione in cui ci sono state
reciproche incomprensioni.
Il nostro obiettivo è perseguire,
anche in Calabria, gli
stessi risultati raggiunti in
alte parti d'Italia laddove il
connubio tutela dell'ambiente-
turismo funziona alla perfezione
generando ricchezza
senza minare alle bellezze dei
luoghi. Anche a Sant'Andrea,
infatti, ci sarebbe la
possibilità di creare un sistema
di turismo eco-compatibile
che provocherebbe inoltre,
quale ricaduta sul territorio,
possibilità di creare
nuovi posti di lavoro ad
esempio riqualificando la
vecchia stazione di posta dell'era
borbonica presente in
quell'area per farla diventare
un centro di raccolta dell'Oasi
e di alloggio agrituristico
».
E Tommasi in effetti non
sembra essere rimasto insensibile
al grido d'aiuto lanciatogli
tanto che si è impegnato
a cercare un punto di
contatto con l'amministrazione
comunale di Sant'Andrea
e con quella provinciale
di Catanzaro nel tentativo di
trovare un accordo che miri a
contemperare entrambe le
esigenze nell'ambito di un
più complessivo impegno
per lo sviluppo delle politiche
ambientali in cui la Calabria
si sta impegnando tanto
da essere - a detta dello stesso
amministratore - «una delle
poche regioni a non avere subito
alcun rilievo dalla Comunità
Europea».
Tommasi non ha comunque
escluso, nel caso l'intermediazione
non desse i frutti
sperati, la possibilità di convocare
al più presto la Commissione
regionale competente
per fare inserire l'intera
zona tra quelle a protezione
speciale e quindi di competenza
della stessa regione
sottraendola così all'autorità
dell'Ente locale.

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